Tre azioni, chiare e concrete. La richiesta di integrazioni al Piano Regionale dei Rifiuti (PRGR), di chiarimenti da parte di Città Metropolitana e lo studio del ricorso al Tar. È questa la strada che intende percorrere il neonato coordinamento dei Sindaci per l’Ambiente (Masate, Basiano, Gessate, Bellinzago Lombardo, Trezzano Rosa, Pozzo d’Adda) per contrastare la realizzazione di molteplici impianti di BioMetano previsti sul territorio, tra Masate ed Inzago.

Pur con una doverosa precisazione: le Amministrazioni locali, oggi, nel pieno di un’emergenza climatica che non ha precedenti, sono chiamate a compiere scelte determinanti per il futuro del Pianeta. La chiusura del ciclo dei rifiuti è una di quelle. In questo scenario gli impianti di BioMetano diventano centrali se si vuole davvero elaborare una seria, quanto urgente, strategia per lo smaltimento della Frazione Organica ed il recupero delle risorse energetiche.

Al tempo stesso è però dovere dei Sindaci e dei Comuni difendere i propri territori, garantendo la realizzazione di impianti che siano a loro volta  sostenibili, moderni e ad impatto ambientale zero.

La prima azione che i 6 Sindaci hanno già messo in atto riguarda l’invio, a Regione Lombardia, di un documento nel quale è stata evidenziata la necessità di elaborare un Piano Regionale dei Rifiuti capace di colmare quel gap normativo che troppo spesso ha lasciato i Comuni soli e senza strumenti adeguati. In modo da poter fare finalmente chiarezza sul tema della gestione dei rifiuti, evitando così il “far west” in territori, come quello dell’Adda Martesana, già duramente segnati.

Il secondo passo è rivolto a Città Metropolitana alla quale sono state chieste delucidazioni circa la parziale acquisizione delle criticità sollevate dai Comuni, attorno alle quali potrebbe sorgere l’impianto e come intende procedere su un punto fondamentale: quello legato alla produzione di biometano da parte dell’impianto che, secondo le stime, sarà di gran lunga superiore alla capacità di assorbimento da parte della rete del gas presente sul territorio.

E infine, il ricorso al TAR. Per valutare questo ricorso sono stati chiesti pareri preliminari da esperti legali che hanno sconsigliato di ricorrere impugnando il verbale della Conferenza dei Servizi, ma di attendere il rilascio dell’autorizzazione alla realizzazione dell’impianto da parte di Città Metropolitana (che ancora non c’è!), che al momento rappresenta l’unico atto eventualmente impugnabile.

Una precisazione: il termine per ricorrere al Tar sul verbale della Conferenza dei Servizi di luglio scadeva il 15 ottobre 2019 ma, a quanto risulta, nessuno ha presentato questo ricorso, nemmeno Legambiente, con la quale, tra l’altro, fu deciso (e la proposta partì proprio da quest’ultima) di eventualmente procedere separatamente; i comitati e Legambiente da una parte, i Comuni dall’altra per motivazioni ed interessi pure differenti. Dato che fare ricorso al Tar ha altresì un costo che dovrà essere sostenuto dalle amministrazioni comunali e quindi dai cittadini, è opportuno procedere su atti realmente impugnabili, con argomentazioni non meramente pretestuose e che possano efficacemente contrastare la realizzazione di quell’impianto.